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Pubblicato giorno 4 aprile 2020 - 2019-2020, All NeWs!, Animatori, Giovani (17-25 anni), Giovani adulti (dai 25 anni), GMG, GMG diocesana, GMG News, GMG Story, In home page, Responsabili

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I giovani e la sfida del coronavirus: sono loro la speranza di un’umanità migliore

Rolando Leo

Il Papa così esordisce nella sua lettera del febbraio scorso indirizzata ai giovani che oggi avrebbero dovuto celebrare nelle diverse Chiese locali la Giornata mondiale della Gioventù (GmG): “Giovane, dico a te, alzati!” (cfr Lc 7,14). Tutto un programma il nostro Francesco! Ha grande stima dei giovani. Li immagina partire, affascinati da esperienze di missione, sempre in movimento, non giovani del divano! Quel Papa claudicante, solo, commosso in piazza San Pietro venerdì scorso, che pregava … In questo tempo drammatico di pandemia sono molti i ragazzi delle scuole che in Ticino (ma un po’ in tutta Europa) si sono messi a disposizione delle autorità, dei servizi d’ordine, sociali o sanitari. Mai come oggi il messaggio di speranza della GmG calza a pennello per i nostri cuori, un po’ stanchi, un po’ scoraggiati e smarriti. Dove ho lasciato cadere la speranza sul mio cammino? Sono rimasto insieme agli altri, ad una compagnia che mi interpella, che mi fa crescere? Le domande sono queste ed il tempo che stiamo vivendo, come una grazia nella disgrazia, forse ci aiuta a trovare qualche risposta. Nel Vangelo della GmG si narra di un miracolo di risurrezione, quello dell’unico figlio di una vedova: “Giovane, dico a te, alzati” dice Gesù. Egli vede il dolore e la morte e pone su questa processione funebre uno sguardo attento e non distratto. “E il mio sguardo, com’è?”, ci chiede papa Francesco. In questi giorni stiamo vedendo morte e dolore attorno a noi e qualcuno dei ragazzi che sento regolarmente mi ha confidato di avere qualche parente che ha contratto il virus. Come guardo, come vivo, so ancora commuovermi? Questa situazione magari mi sta risvegliando da un torpore? Mi ricordo che all’incontro europeo di Taizé a Basilea qualche anno fa, in gennaio del 2018, un prete in predica aveva ricordato uno slogan francese: “Je veux mourir vivant!”. Talvolta si vivacchia nella superficialità, credendosi vivi mentre dentro si è morti (cfr Ap 3,1). Cosa ha causato la morte in noi? Quali situazioni? Quel ragazzo del Vangelo era morto ed è tornato in vita perché è stato guardato da Gesù! Questo può avvenire ancora oggi e ogni giorno. Alzarsi oggi ed aver compassione significa aprire gli occhi e guardare un Ticino, una Svizzera, un mondo che non è più quello di prima. Gesù ci dice di prendere su noi la miseria dell’altro. Accompagno diversi giovani verso il cammino della vita e diversi di loro sono cresciuti senza amore, ma altri mi dicono di essere stati tanto amati, magari in un secondo tempo. Un amore che non può rimanere chiuso dentro (qualcuno mi diceva) … da qui nascono scelte di vita decisive. Coraggio ragazzi, vi dico anch’io come il Papa! Scarpe ai piedi e zaino sulle spalle! Alzatevi, il Signore dice proprio a voi! A te! Questo è anche il mio augurio, come “prete dei giovani” nella nostra diocesi! Non abbiate paura! Partite, ripartite, ricostruite! La società del futuro è la vostra e sarà diversa, il nostro vivere forse non sarà mai più come prima. Saremo noi gli anziani (della mia generazione) da condurre alla Meta da parte vostra. E, come ebbe a dire ancora una volta Francesco: “se arrivate prima voi, abbiate la pazienza di aspettarci!”.

Rolando Leo, assistente PG

 

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